Passa ai contenuti principali

Fatevi da parte: con voi nessun futuro per le giovani generazioni

Appena m’è comparso quest’articolo sponsorizzato nella bacheca la prima cosa che mi ha colpito è stata la fotografia utilizzata. Quella fotografia è stata scattata il 30 Ottobre 2020 a Firenze, nel bel mezzo degli scontri di piazza che hanno fatto parlare di giovani, periferie e presunte proteste anti-lockdown per giorni. Quella scritta a bomboletta era stata interpretata in un primo periodo dai mass media come il segnale dell’irriverenza di una generazione che non sa stare al mondo, viziata dai propri genitori, incapace di confrontarsi con il dramma del belpaese. Tralasciando la gestione della piazza, onere che mi sento di lasciare ai feticisti dell’ordine pubblico e del galateo delle proteste, quella scritta depurata dagli eventi di quel giorno diventa all’improvviso utile per l’Huffington Post - proprietà del gruppo GeDi e diretto da Mattia Feltri - per fare da cornice all’elogio dell’impegno del Governo Draghi nei confronti dei giovani. 

La prima cosa che mi chiedo è se quei giovani che erano in piazza quel giorno condividono il testo dell'articolo. E insieme a questo mi viene da pensare a chi è stato caricato senza alcuna ragione prima di poter entrare in quella piazza, alle compagne e compagni posti in stato d’arresto e con denunce a proprio carico, per essere scesi in strada a manifestare con delle rivendicazioni ben chiare e per il loro posizionamento politico. Sono 20 le compagne ed i compagni in questione e nessuno ha chiesto loro niente a riguardo, anzi quest’articolo con questa copertina è un altro schiaffo in faccia a chi s’è messo a costruire una risposta insieme alle nuove generazioni in prima persona, nella prassi quotidiana. 

Anche se la fotografia che accompagna l’articolo presumo non sia stata scelta dall’autrice mi sentivo in dovere di spendere due parole su cosa significa quell’immagine ed il contesto in cui è stata scattata. Perché lasciarla così, come un qualcosa nato al di fuori degli eventi è tanto mistificatorio, quanto offensivo per quel pezzo di società che ha preso parte a quella serata di rivolta. Il testo poi merita di essere letto e contestualizzato partendo dal posizionamento politico di chi lo scrive, ossia la Presidentessa del Consiglio Nazionale Giovani - chi li ha mai visti nelle Università o nelle piazze questi qua? a nome di chi parlano? - e portavoce del Partito Socialista Italiano - quelli che hanno permesso ad Italia Viva di formare il gruppo parlamentare al Senato in seguito alla fuoriuscita dal PD. Insomma, ci mancava la “voce dei giovani” per completare il quadro dei tessitori delle lodi del nuovo messia Presidente del Consiglio. 

Come ogni inno alla riscossa generazionale enunciato dal nuovo capestro da seguire c’è da ricorrere al mito dell’etica nazionale della responsabilità - in questo caso generazionale - del dopoguerra: il momento storico a cui si fa ricorso ad ogni crisi per legittimare qualsiasi pacchetto di riforme ed accrocchio di Governo. Un esempio usato tante volte a sproposito, il cui fine implicito è quello di rimuovere la memoria dei conflitti che hanno attraversato per lungo tempo lo Stato-nazione italiano ed il fine pratico è demandare la risoluzione di ogni conflitto nella sfera del politico - in questo caso addirittura del tecnico atto a salvaguardare l’ordine socio-economico nazionale. Ed è su questo punto, sulla cieca fiducia nell esperto che si rivela il metodo ideologico con cui è stato scritto quest’articolo: le buone intenzioni e parole del Presidente del Consiglio sono immediatamente riforme di Governo. La maggioranza arlecchino che lo compone non è un punto da trattare. 

Che i settori dell’istruzione e della formazione siano in mano ad una Ministra che ha collaborato con l’allora Presidente della Regione Lombardia Maroni per la trattativa sull autonomia differenziata non sono un tema da trattare. Bisogna avere fiducia nel più competente dei competenti. Le promesse sul lavoro cadono nel reale incubo di una e più generazioni costrette a stage non pagati e salari da fame pur di entrare nel mondo del lavoro, fare carriera ed adattarsi agli standard della flessibilità europee. Di questo non se ne deve discutere, bastano le buone intenzioni. Eppure, del lavoro, degli orari estenuanti, delle paghe da fame e della nocività ci sarebbe da discuterne a lungo, soprattutto in un periodo come questo in cui donne, migranti e, permettetemi del sano identitarismo, meridionali sono schiacciati dalle conseguenze economiche e politiche di questa pandemia. 

Delle vecchie e nuove parole sulla ricostruzione uscite dalla bocca di settantenni dell’alta borghesia non so quali giovani si sentano rappresentati. Di certo sò che nè io, nè le mie compagne ed i miei compagni ci sentiamo rappresentati. Con tutto questo parlare di un futuro che pare più la certezza del passato, un Parlamento chiuso in sé stesso cerca una qualche forma di legittimazione dietro l’aura mistica del nuovo capestro competente e nella promessa di una nuova ricostruzione cerca il consenso delle nuove generazioni. Sta di fatto che c’è una grande differenza fra chi dice di fare la ricostruzione e chi fatica - forma corretta del verbo lavorare - per rimettere insieme il loro vecchio mondo. 

Riposizionare lo sguardo, partendo da sè, dalla consapevolezza del proprio posto nel mondo sono esercizi indispensabili per prendere coscienza che con le buone parole di un banchiere settantenne dell’alta borghesia non si va da nessuna parte. La risposta per le nuove generazioni non si trova nè nell’indegna operetta di palazzo, nè nelle parole di chi pretende di parlare per i giovani dal punto di vista privilegiato degli organi di palazzo. 

Sinceramente neanche io ho delle risposte per i giovani ed è giusto che nessun singolo ne abbia: la risposta alle nuove generazioni deve partire da una domanda che queste fanno a sè stesse e dalla risposta che esse producono. 

Urge capire dove andare a porsi questa domanda e a stare un po’ all’occhio qualche risposta già c’è. Le giovani ed i giovani che si sono riprese il proprio spazio negli istituti superiori hanno dato una risposta su quello che urge alle nuove generazioni; le studentesse e gli studenti della Federico II di Napoli con l’occupazione del polo di Lettere hanno dato una risposta su ciò che è necessario alle nuove generazioni; le giovani ed i giovani scesi in piazza in questi anni nelle piazze ecologiste sanno qual è la realtà delle vane promesse fatte nei tavoli istituzionali internazionali e producono le risposte reali per arrivare a tali obiettivi; le donne sono anni che parlano di cura ed autodeterminazione, basterebbe ascoltarle e mettere in pratica ciò che dicono. 

Davvero, dateci un futuro. Dateci spazio per esprimere le nostre proposte politiche e non che a rappresentarle siano sempre o un matusalemme borghese o qualche ammanicato che trova spazio sui canali editoriali dei padroni. 

Dateci un futuro, dateci spazio per avere un futuro. Firmato, un giovane. 


 Link all'articolo in questione: https://www.huffingtonpost.it/entry/il-discorso-di-draghi-e-la-risposta-alle-giovani-generazioni_it_602f8c02c5b67c32961cbd46

Commenti