sere come questa sera sono vuote. la giornata passa come se nulla fosse, come se fosse un susseguirsi d'eventi fini a se stessi in cui ci si lascia trasportare da quel che si ha da fare. le giornate come questa si susseguono in modo feroce, come se ci fosse un auto accanimento allo stare senza decidere nulla, sentendosi nella condizione di non voler deteriminare nulla del circostante. un'attraversare luoghi vuoti lancinante che con il tempo sta lacerando anche la voglia di fare quelle cose. mangiare incuranti di quello che si mangia con il solo sentire il dovere verso se stessi di dover soddisfare quell'esigenza di darsi una continuità e starsi dietro. perché d'altronde se non ci sto io dietro a me stesso chi ci deve stare. un continuo, una continua ripetizione che mano mano mi rende passivo verso il resto. come se ci fosse quell'esigenza di lasciarsi attraversare per non logorarsi. ma alla fine ci si logora e si diventa parte integrante di quel nulla, di quella se...
Come se tutto fosse una ripetizione. Ri-pe-ti-zio-ne come costante scandita dello stare situarsi nel mondo in un'ecosistema che ti vuole costantemente sociale. Come se non ci fosse un diritto all'amarsi. Perché amarsi? Chiusi nell'impossibilità dell'oggi in un dovere di voler bene a tutti si finisce per odiare sè stessi. Odiare il tempo dedicato a sè come un furto al bene degli altri. Ma come si può amare se si deve amare? e perché non c'è dovere di dirsi di pronunciare la parola fine. e perché trascurare come fosse un demone il proprio odio. senza odio non c'è amore. Nel dovere dell'amarsi nas...